martedì 31 gennaio 2017

Assistenti vocali e utenti, troppi o pochi?




Ancora non è possibile immaginare quali saranno i gadget hi-tech dei prossimi 10 anni, ma è molto probabile che per interagire con essi useremo la voce. La speech recognition, ovvero la capacità di un computer di capire il linguaggio umano (e rispondere di conseguenza), è stata infatti la tecnologia regina del recente Consumer Electronic Show. A trainare il mercato è Alexa, il software creato ad hoc per l'assistente vocale Echo, un cilindro con cui si può interagire parlando per suonare i propri brani preferiti, conoscere le previsioni di traffico e del meteo, e tante altre cose, tra cui comandare congegni connessi alla smart home. Disponibile in Usa, UK e Germania, dovrebbe presto arrivare anche in Italia.

Moltissimi espositori potevano vantare una forma di interazione vocale impensabile fino a pochi anni fa: LG ha presentato Instaview, frigo al quale si può letteralmente ordinare la spesa, Samsung il robot aspirapolvere Powerbot VR7000, che non richiede più comandi impartiti con telecomando, e l'offerta spazia in lungo e in largo, abbracciando da prodotti per bambini, come Aristotle, assistente di Mattel che può cullare i bimbi e aiutarli nei compiti, alle auto, con Ford che offre l'abilità di mettere in moto, aprire e chiudere le portiere parlando, alle lavatrici di Whirlpool, i telefoni di Huawei, le console per i videogame di Nvidia, le lampade di GE. Senza contare la concorrenza nel settore di Google, con il suo assistente Home, di Apple con Siri e Microsoft con Cortana, solo per citare i concorrenti principali. Il punto però è capire se si tratta del solito ingiustificato entusiasmo per una tecnologia che poi non riuscirà a mantenere le promesse in termini di penetrazione del mercato (il 3D casalingo, ricordate?). Gli analisti sono entusiasti e confidano che sarà proprio la speech recognition la chiave per convincere i consumatori a rendere smart la propria vecchia abitazione. Più scettico è Luca Chittaro, professore a capo del Laboratorio per l'Interazione Uomo-Macchina dell'Università di Udine: «Sono state raggiunte ottime prestazioni per il riconoscimento lessicale, soprattutto per le lingue come l'italiano che non hanno parole diverse con la medesima pronuncia, come il francese mer (mare), mère (madre) e maire (sindaco). Ma una comprensione lessicale al 100 per cento da parte del software non garantisce che capisca la frase e quindi la nostra richiesta. Perché tutto fila liscio se le frasi sono strutturate in modo prevedibile, altrimenti siamo ancora distanti da una piena capacità di riconoscere il linguaggio naturale». Certo, i progressi sono innegabili, come affermato da Shawn Dubrac: il chief economist dell'associazione che rappresenta le aziende tecnologiche americane ha sottolineato come il dato che dà conto del livello di affidabilità dei programmi, ovvero il tasso di errore per parola, si è ridotto da un margine del 43% nel 1995 ad una del 6,3% l'anno scorso. Il record è stato segnato da Microsoft che compete in questo campo con IBM e le altre. “L'evoluzione è stata resa possibile”, spiega Chittaro “dall'utilizzo di Big Data e Cloud: i milioni di conversazioni con gli esseri umani sono archiviati e analizzati da algoritmi di machine learning per ottenere costanti miglioramenti. Nonostante ciò non possiamo aspettarci a breve la capacità di nessuna macchina di capire un qualsiasi discorso fatto da un essere umano”, né di conversare in maniera altrettanto naturale, come Stanley Kubrick ipotizzava nel 1968 nei dialoghi tra gli astronauti e il supercomputer Hal 9000 di 2001: Odissea nello Spazio.

Quel che è certo però è che questa tendenza destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, causerà una serie di effetti collaterali: da una parte c'è chi è preoccupato da una ulteriore stretta della società del controllo, con le multinazionali in grado di archiviare oltre ai nostri documenti e immagini, anche i nostri discorsi; dall'altra c'è chi ottimisticamente pensa che vi potranno essere anche benefici: «Alcuni studi scientifici recenti”, dice Chittaro “studiano la capacità di un assistente vocale di influenzare e persuadere una persona, ad esempio a tenere uno stile di vita più sano, grazie a un fenomeno di antropomorfizzazione e in maniera dunque più efficace di quanto farebbe un computer incapace di avere un dialogo». Comunque vada il professore di una cosa è assolutamente certo: “La diffusione della speech recognition farà diminuire l'utilizzo di tastiere e touchscreen ma non eliminerà le interfacce grafiche, che dovranno invece evolversi per tenere testa alla crescente
mole di dati che avremo a disposizione”.

Fonte: QUI

sabato 14 gennaio 2017

Silicon Valley, uscita milionaria !

Adriano Farano, fondatore di Watchup

C'è un italiano in Silicon Valley che, in un mondo di post verità, ha appena venduto la sua startup di video giornalistici di qualità. Partito dalla Costiera Amalfitana con in tasca 600 dollari e un solo mantra: «Voglio farcela», in cinque anni ce l'ha fatta davvero. Adriano Farano, 37 anni, di Cava de’ Tirreni, ex giornalista, ha creato a Menlo Park nel 2012 Watchup, un'App che reinventa il concetto di telegiornale, restituisce valore a un'informazione di qualità e combatte le fake news.

Ha conquistato investitori privati e industriali (dall'ex direttore del Wall Street Journal a Microsoft e Cnn) e oggi alle 15, ora italiana, ha annunciato la sua exit. La cifra non è stata comunicata ma si tratta di un'exit milionaira. Watchup è stata acquisita da Plex, un'App per lo streaming di contenuti multimediali, presente nella top ten delle più usate degli Stati Uniti (fonte Roku). Si tratta di un'operazione che include sia contante sia azioni. Farano resterà in azienda con il nuovo ruolo di Head of Content. Nella trattativa, ha poi ottenuto che tutto il suo team passasse alla nuova società con un aumento di stipendio che, in alcuni casi, tocca il 50 per cento.

«La exit è un po' il santo Graal della vita di un imprenditore. Ti senti come alla fine di una maratona. È un'esperienza bellissima: insegna che tenacia e passione premiano sempre. Se credi in un'idea e sei pronto a tutto per realizzarla, prima o poi, qualcosa succede», racconta Farano.

LE INIZIATIVE SUI SOCIAL  29 gennaio 2017
Immigrazione, da Facebook a Google: tutta la Silicon Valley è contro Trump
Sembra una favola ma è una storia vera. «Secondo i dati di Fortune, in Silicon Valley solo una startup su 300 riesce a raccogliere finanziamenti. Di queste meno del 10% riesce a fare un'exit». Gli italiani che ce l'hanno fatta si contano sulle dita di una mano. Nessuna exit, prima di di Farano, nel settore news. Ex bambino prodigio, folgorato dalla passione per il giornalismo a 9 anni, nel 2001 Farano è gia all'estero. Va a Strasburgo per un Erasmus e crea Café Babel, un giornale online tuttora presente in 35 città europee. Entra in contatto con l'Ambasciata americana a Bruxelles, che gli offre un viaggio in Silicon Valley. Qui conosce il capo della Fondazione Knight che gli parla della Knight Fellowship, una borsa di studio di Stanford che dà a 20 giornalisti, scelti in tutto il mondo, la possibilità di lanciare un progetto sperimentale per rinnovare i media. Farano partecipa e vince. È l'unico italiano. Terminata la borsa di studio e ormai innamorato di questa parte di mondo, decide di restare. 
Lancia Watchup, crea un team, bussa alle porte di migliaia di investitori. «La più grande difficoltà per una startup non è l'exit, ma è raccogliere il primo mezzo milione di dollari. Arrivato in Silicon Valley non ero nessuno. Ho contattato più di 1.000 investitori. Di questi solo 100 mi hanno fissato un appuntamento. In 89 mi hanno detto: «No grazie» e solo 11 mi hanno fatto un assegno. In Silicon Valley ci sono moltissimi Angel Investor, il cui motto è «Spray and Pray»: suddividi il tuo investimento in tante iniziative e prega che almeno una di queste abbia successo. Nel mondo delle startup, un'exit porta un investitore a moltiplicare di almeno 5-10 volte il capitale investito.

“Negli Usa è in atto una rivoluzione in soggiorno: sempre più gente rinuncia alla Tv via cavo e sfrutta lo streaming”
Adriano Farano, fondatore di Watchup 
 
Come siete arrivati a questo traguardo? 
«Un anno fa abbiamo lanciato Watchup sulla Apple tv. Questo ci ha dato visibilità. Alcune grandi aziende hanno iniziato a cercarci. Negli Stati Uniti è in atto una rivoluzione in soggiorno: sempre più gente rinuncia alla Tv via cavo e sfrutta lo streaming. Oltre a Netflix, molti player si stanno buttando nel settore». Farano non fa il nome di Amazon, ma la sensazione che abbia trattato anche con Jeff Bezos è netta. «Avevamo corteggiatori più forti ma abbiamo scelto Plex perché è una società piccola con un enorme potenziale. Ha 10 milioni di utenti che passano sull'App 14 ore a settimana, più del doppio del tempo passato dagli utenti su Facebook. E rappresenta il dopo Netflix». 

MEDIA  30 gennaio 2017
La Tv del futuro, Mediaset e Rai unite contro i colossi del web
«Fare un' exit è come fare fundraising. In un caso prendi un assegno e rivedi solo periodicamente gli investitori, nell'altro li sposi, ma la strategia è la stessa. Non è stato facile. È stato un periodo molto intenso, caratterizzato da una forte pressione. Per sei mesi ogni settimana ho preso un volo per New York o per Seattle. E tutto questo si è intrecciato con la nascita del mio terzo figlio. Ma amo costruire. E tornerò a fare l'imprenditore. Rientrare in Italia? Mi piacerebbe, ma da lontano vedo un Paese impantanato. Ha potenzialità straordinarie ma il sistema tarpa le ali di chi vuole innovare che spesso, come nel mio caso, è costretto ad espatriare. La Silicon Valley è a tutti gli effetti

Fonte:QUI

martedì 3 gennaio 2017

Visore di realtà virtuale VR Spectator PLUS


Caratteristiche

  • Adatto agli smartphone da 163 x 83 m
  • Obiettivo ottico asferico
  • Perfetto per la riproduzione di video 3D
  • Peso: 366 g
  • Dimensioni: 192 x 140 x 120 mm

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