lunedì 27 febbraio 2017

telefonino intelligente le interruzioni




Quasi un italiano su tre viene ripreso almeno una volta al mese dal proprio partner e persino dai propri figli perché sempre attaccato allo smartphone. Al mattino il 50% di noi come prima cosa legge le notifiche sullo smartphone e c’è addirittura chi durante il giorno dichiara di controllarlo oltre 200 volte. Sarà anche vero come sostiente la Global Mobile Consumer Survey di Deloitte publicata in questi giorni che siamo il paese europeo in cui si litiga più spesso a causa del cellulare. Che siamo una anomalia internazionale. Ma la verità vera è che anche da noi gli smartphone sono diventati quotidiani, essenziali ma noiosi.

C’è poco da alzare il sopracciglio o avventurarsi in una facile sociologia dei bei tempi andati. Rispetto a dieci anni fa siamo più produttivi, immensamente più produttivi. Al netto delle conseguenze apprezzabili sul nostro equilibrio psico-fisico, siamo in grado di postare messaggi in qualsiasi condizione metereologica, programmiamo attvità, condividiamo progetti, giochiamo e cacciamo Pokémon come se non ci fosse domani.

Eppure siamo fermi. A dieci anni dalla nascita di iPhone i telefonini intelligenti hanno smesso di evolversi. E noi ci siamo adattati. Se mettiamo da parte le promesse dell’intelligenza artificiale e le performance degli assistenti vocali, affascinanti, di sicuro avvenire ma per ora ancora acerbe in termini di esperienza d’uso, la competizione dei produttori di smartphone sembra schiacciato interno a materiali, colori e capacità di concentrare tecnologia al minore costo di produzione e con la maggiore efficienza energetica. Per essere più diretti, se ci concentriamo sugli smartphone di fascia alta e regoliamo il fuoco sull’ultimo anno è davvero difficile trovare innovazioni che non siano incrementali. Le cuffie senza fili e le certificazioni per rendere gli smartphone resistenti a polvere e acqua sono forse le novità che hanno fatto più discutere. Novità, appunto, non svolte epocali. La competizione si è spostata sull’autonomia della batteria, sulla qualità del display (che rappresenta in termini percentuali più del 50% del costo del device) e sulle prestazioni della fotocamera. Tutte migliorie che servono ma che non spostano.

E non è questione di effetto wow ma di apprendimento. Quello che dovevamo imparare in termini di nuove potenzialità di comunicazione, lavoro e intrattenimento l’abbiamo imparato. Di innovazioni vere, di quelle capaci di cambiare la vita per ora all’orizzonte non se ne vedono. Per essere smentiti toccherà aspettare il Mobile World Congress di Barcellona a fine febbraio o il nuovo iPhone che festeggerà il suo decimo anniversario. Qualcosa si muove. A Shenzen nascerà laboratorio di Foxconn dove Apple intende realizzare prototipi sperimentando nuove tecniche di produzione. Samsung, Lg e Xiaomi hanno depositato brevetti sull’uso dei display flessibili nella telefonia. Anche Microsoft sarebbe al lavoro su uno smartphone pieghevole. Prototipi di questa tecnologia circolano da sei, sette anni. Prima di investire però i produttori devono decidere quanto sia sostenibile innovare un prodotto che ormai è diventato poco più di una commodity. Oggi con poche centinaia di euro sul mercato troviamo smartphone che non svolgono meno funzioni di quelli di fascia alta. Tocca quindi guardare ai numeri di mercato.

Secondo Deloitte l'85% degli italiani ne possiede uno con un incremento del 6% rispetto al 2015 e più del 10% rispetto al 2014. Come dire, nonostante tutto in Italia si continuano a comprare (e a regalare) telefonini. A livello globale l’anno scorso “circolavano” quattro miliardi di smartphone. L’istituto di ricerca Ihs Technology è convinto che diventeranno sei entro il 2020. Più cauta è invece Gartner. Secondo l’analista Ranjit Atwal quest’anno si profila una stagnazione per tutta l’industria con qualche segno positivo nell’area asiatica. L’era d’oro del telefonino sarebbe insomma finita. «I consumatori hanno poche ragioni per cambiare il proprio smartphone -ha commentato -. Fino al 2018 ci aspettiamo un mercato piatto».

Qualche lampo invece potrebbe arrivare dagli operatori di tlc. Da sempre un po’ nell’ombra sotto il profilo creativo con l’arrivo del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbero rialzare la testa e tornare a chiedere il superamento della net neutrality voluta da Obama. I rischi sono altissimi. Privilegiare servizi e attori non fa bene all’ecosistema. Ma chi ha detto che l’innovazione negli smartphone debba dipendere solo dai costruttori? Per fortuna esiste il web.

Fonte:  QUI

giovedì 16 febbraio 2017

Galaxy S8




Galaxy S8 prepara il debutto mentre online è trapelata una nuova foto attendibile del nuovo top di gamma Samsung che sarà svelato il 29 marzo a New York e a Londra e non il 15 aprile come sembrava nelle scorse settimane.
Dalla foto, proveniente dal solitamente ben informato SamMobile, arriva la conferma dell'eliminazione dell'iconico tasto home by Samsung con sensore di impronte integraro. Inoltre, appare su un lato, sotto il bilanciere del volume, un tasto in più che potrebbe attivare l'inedito assistente intelligente Bixby. Il sensore per le impronte digitali è invece posto sul retro vicino all'obiettivo della fotocamera.

Il rendering di SamMobile ha quasi l'aria di essere un teaser ufficiale e conferma il look che, trapelato in una foto diffusa qualche settimana fa dal produttore di cover Ghostek, ha anticipato le forme del Samsung S8 e parte delle caratte ristiche dell'atteso flagship della casa coreana che sarà commercializzato in due versioni con jumbo display: 5.7 e adirittura 6.2 pollici (S8 plus). Dimensioni importanti rese possibili da una rivoluzione: l'eliminazione del (pratico ed iconico) tasto home. In questo modo si risparmia spazio a vantaggio del rapprto schermo/cornice. Far fuori del tasto home offre infatti il vantaggio della riduzione delle cornici a beneficio esclusivo del design e del contenimento degli ingombri ma creerà non poco sconcerto negli utilizzatori dei Galaxy che si troveranno a doversi adattare a un'interfaccia utente diversa.

Ma su S8, che forse avrà come accessorio una S Pen per la gioia degli orfani del Note 7, ci sarà con molta probabilità una sgradita sorpresa: via il jack della cuffia come ha fatto Apple con iPhone 7. E ci pare del tutto insensata. Anzi ci sembra l'ennesima mossa di una Samsung che non riesce a non inseguire Apple anche nelle sue scelte più discutibili come per esempio l'eliminazione dello slot per schede di memoria microSd negli S6 (per poi fare retromarcia con S7) o la scelta disgraziata della batteria non rimovibile che peggiora la vita agli utilizzatori ma che permette di creare oggetti stilosi. milioni di utilizzatori a usare adattori Usb C to Jack per le cuffie.

Fonte: QUI

lunedì 6 febbraio 2017

Italiani sempre più social


Più della metà della popolazione mondiale accede regolarmente a Internet. E forse, parlare di come la Rete ci abbia cambiato la vita, è ormai banale. Aggiornarsi sui numeri, invece, è informazione utile. Anche perché i numeri offrono conclusioni interessanti sugli impatti che il digitale sta avendo ed avrà sul business e sulla società in generale.

L’ultimo report firmato da We Are Social in collaborazione con Hootsuite si chiama “Digital in 2017”, e offre uno spaccato di quella che è oggi l’Italia digitale.

Ma andiamo con ordine. Sono passati solo 25 anni da quando Tim Berners-Lee ha resto il World Wide Web accessibile a tutti. Ed oggi sappiamo un po’ di cose. Ad esempio che:

– più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone;
– quasi due terzi della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare
– più della metà del traffico internet è generato da mobile;
– più della metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga;
– più di una persona su cinque della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni.

Cosa succede in Italia

Il report di We Are Social e Hootsuite, relativamente all’Italia, ci racconta che siamo un Paese sempre più social e mobile. 

I numeri dell’eCommerce in Italia secondo il rapporto di We Are Social e HootSuiteL’utilizzo delle piattaforme social in Italia secondo il rapporto di We Are Social e HootSuiteLa crescita degli utenti digitali in Italia secondo We Are Social e HootSuite
L’utilizzo delle piattaforme social in Italia secondo il rapporto di We Are Social e HootSuite 2/5
Su una popolazione di quasi 60 milioni di abitanti, oltre 39 milioni utilizzano internet e 31 milioni sono attivi sui social media, ovvero il 52% del totale. Di questi 28 milioni accedono ai propri social preferiti tramite mobile (47% dell’intera popolazione) evidenziando come questi strumenti siano sempre più parte integrante della quotidianità.

Il nostro Paese denota inoltre un’ampia frammentazione delle piattaforme social utilizzate, segnale di come le persone scelgano in modo molto flessibile il canale migliore per fruire e condividere contenuti a seconda delle proprie esigenze. Se Facebook e YouTube la fanno da padrone come social media, Instagram con il 28% dell’utenza, evidenzia una fortissima crescita rispetto al 2016, subito dietro alle principali app di messaging (WhatsApp e Facebook Messenger).

Infine un altro dato interessante riguarda l’età che si fa sempre più trasversale nella popolazione, rivelando come i social media non siano più soltanto un hot topic dei più giovani ma si siano trasformati in strumento di informazione e comunicazione alla portata di tutti.

Cosa succede nel mondo

Il 2016 è stato un anno di straordinaria crescita nell’utilizzo di internet a livello globale, con un forte incremento di quasi tutti gli indicatori rispetto al 2015:

– 3.77 miliardi di utenti internet nel 2017, con una penetrazione del 50% sulla popolazione mondiale;
– 2.80 miliardi di utenti di social media nel 2017, con una penetrazione del 37%;
– 4.92 miliardi di utenti mobile nel 2017, con una penetrazione del 66%;
– 2.56 miliardi di utenti social media da mobile nel 2017, con una penetrazione del 34%;
– 1.61 miliardi di utenti di e-commerce nel 2017, con una penetrazione del 22%.

La rapidità della crescita di questi – e altri – indicatori è stata uno degli elementi centrali anche nel report dell’anno scorso (Digital in 2016), ma, considerando che oggi la penetrazione di internet ha superato il 50%, era lecito aspettarsi un rallentamento di questo trend, invece è successo esattamente l’opposto:

– l’utilizzo di internet è cresciuto del 10% rispetto al 2016, +354 milioni rispetto al 2015;
– gli utenti attivi sui social media sono aumentati del 21%, è 482 milioni rispetto al 2015;
– gli utenti unici da mobile sono cresciuti del 5%, +222 milioni negli ultimi 12 mesi;
– gli utenti di social media da mobile sono cresciuti del 30%, +581 milioni (!!!) nel 2016.

Più di 2.8 miliardi di persone utilizzano canali social almeno una volta al mese, e +91% di loro lo fa usando dispositivi mobile: Facebook continua a crescere, e si tratta di un dato molto interessante, visto che – ormai da 10 anni – è la piattaforma – di gran lunga – più usata (se consideriamo tutto il suo ecosistema – che include Instagram, WhatsApp e Messenger – l’audience è costituita da 4.37 miliardi di persone).

Un altro dato interessante riguarda il tempo speso sui canali social: GlobalWebIndex sottolinea come l’utente medio spende – mediamente – 2 ore e 19 minuti usando piattaforme social ogni giorno. I numeri che riguardano i social media sono impressionanti, ma ancor più lo sono se legati all’accesso di questi canali da dispositivi mobile: più di un terzo della popolazione mondiale accede a piattaforme social da mobile (2.5 miliardi di persone, +581 milioni rispetto a 12 mesi fa).Circa l’8% della popolazione mondiale ha iniziato a usare dispositivi mobile durante il 2016: 
questo significa un nuovo utente ogni 18 secondi (giusto per dare un’idea, mentre leggevate questa frase, 100 persone hanno iniziato a usare un dispositivo mobile per accedere a canali social).

Fonte:QUI