lunedì 8 maggio 2017

Cyberbullismo, il 58% dei giovani ha incontrato autore minaccia online



Il 51% delle persone ha incontrato dal vivo l'autore di una minaccia online, la percentuale sale al 58% tra i più giovani. E' il dato allarmante che emerge dallo studio Microsoft Digital Civility Index che analizza le attitudini e le percezioni degli adolescenti e degli adulti in 14 Paesi, rispetto all'educazione civica digitale e alla sicurezza online.

E' stato presentato a Roma in occasione del Safer Internet Day durante l'incontro "Educazione civica 4.0: vivere bene con gli altri anche in Rete", organizzato da Microsoft Italia e Fondazione Mondo Digitale, De Agostini Scuola e Polizia Postale e delle Comunicazioni, con il patrocinio dell'Assessorato Roma semplice. Hanno preso parte oltre 250 studenti e docenti di varie scuole italiane. La ricerca ha esaminato l'esposizione degli intervistati a 17 rischi online in quattro aree: di comportamento, di reputazione, invadenze sessuali e personali. E' risultato che il 65% degli intervistati è stato vittima di almeno uno dei principali rischi online, in particolare di contatti indesiderati (43%) e molestie (41%). Si sale al 78% se si includono anche esperienze di amici e familiari. Il 62% ha inoltre dichiarato di non sapere dove trovare aiuto quando si imbatte in un rischio online, mentre il 48% dei giovani ha dichiarato di sapere a chi rivolgersi in caso di necessità.

Tra le conseguenze principali dell'aver corso dei rischi online, oltre ad un generale aumento del livello di stress (il 23% si dichiara più stressato), la ricerca evidenzia due reazioni rilevanti: il 30% degli intervistati dice di aver perso fiducia nelle persone nella vita reale, il 18% ha perso un amico. Infine, il 42% ha ristretto le impostazioni relative alla privacy sui social media, mentre il 21% ha ridotto la condivisione di informazioni personali.

"Con il Digital Civility Index Microsoft intende promuovere l'educazione civica 4.0 specialmente tra i giovani. E' un invito a far sì che Internet sia accessibile e più sicuro con il contributo di tutti", dice Paola Andreozzi Responsabile Philanthrophies di Microsoft Italia. "Aumentare le attività di formazione dedicata e di sensibilizzazione degli studenti, ma anche dei genitori e dei docenti è essenziale per fornire tutti quegli strumenti utili ad evitare le insidie che la Rete può nascondere e fare in modo che Internet possa rappresentare un'opportunità e non un limite", spiega Nunzia Ciardi, Direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Per l'assessora a Roma Semplice Flavia Marzano, "il digitale impone una nuova educazione civica e una nuova consapevolezza degli strumenti utilizzati. Da questo punto di vista la scuola riveste un ruolo centrale perché deve educare ad un uso responsabile delle nuove tecnologie. Per questo tra le priorità dell'Assessorato Roma Semplice c'è la diffusione della cultura digitale che promuoviamo attraverso il progetto dei Punti Roma Facile, spazi assistiti di facilitazione digitale sul territorio, dove teniamo seminari gratuiti dedicati a vari temi tra cui la sensibilizzazione sui rischi connessi all'utilizzo della Rete".

"La vera sfida educativa - sottolinea Mirta Michilli, Direttore Generale di Fondazione Mondo Digitale - è usare la tecnologia per sviluppare atteggiamenti e comportamenti coerenti, rispettosi, sostenibili". "De Agostini Scuola valorizza e promuove l'uso delle nuove tecnologie, pur non sottovalutandone i rischi", dichiara Gian Luca Pulvirenti, Presidente di De Agostini Scuola.

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martedì 25 aprile 2017

Facebook dà più tempo per piangere lutto




Facebook concede ai dipendenti più tempo per piangere una perdita. Il social network ha annunciato l'estensione dei permessi retribuiti per lutto: dieci giorni per la scomparsa di un familiare, che salgono a venti per un familiare stretto. L'annuncio è stato dato con un post da Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, che nel 2015 perse il marito Dave Goldberg.
    Sandberg ha annunciato anche l'introduzione di permessi retribuiti per prendersi cura di parenti malati: tre giorni per una malattia breve, come può essere ad esempio l'influenza di un figlio, e fino a sei settimane per una malattia più seria.
    "La nostra forza lavoro è di gran lunga il nostro più grande asset, e abbiamo riscontrato più e più volte che l'impegno per la nostra gente fa sì che la nostra gente si impegni di più per Facebook", ha scritto Sandberg. "Spero che sempre più aziende si uniscano a noi e ad altri facendo mosse simili, perché le famiglie americane meritano sostegno".

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domenica 16 aprile 2017

Il 55% 'millenials' usa stessa password



ROMA - Più della metà dei 'millennials' italiani (55%) ha utilizzato la stessa password per alcuni o per la maggior parte dei propri account, il 19% ha usato la parola "password" o una serie di numeri in sequenza come chiave d'accesso. Lo ricorda Google in occasione del Safer Internet Day, estrapolando i dati di una ricerca commissionata a YouGov, e dando suggerimenti anche tecnologici per navigare sicuri.

"E' importante comprendere i fondamentali di un comportamento sicuro online e imparare a tenere al sicuro i propri dati le password sono il primo strumento di difesa contro i crimini informatici", spiega Google che insieme ad Altroconsumo e alla Polizia Postale ha visitato cinque città italiane con il tour 'Vivi Internet al Sicuro-Il Minuto della prevenzione digitale', una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza online.

La compagnia di Mountain View consiglia di "usare una password diversa per ogni account come l'email o l'online banking; più lunga è la password, più è difficile da indovinare". Inoltre, ricorda alcuni strumenti tecnologici per stare al sicuro, come la "tecnologia di Gmail che verifica quali messaggi sono sicuri e quali non lo sono", col risultato che "l'inbox contiene meno dello 0,1% di spam". Inoltre per navigare in sicurezza c'è 'SafeBrowsing' un avviso che suggerisce di non visitare un sito perché potrebbe contenere qualcosa di "pericoloso", come malware o truffe che usano il phishing.

Infine, Google ha creato "Appanalyzer" che si occupa di cercare app pericolose su Google Play, altri appstore o sul web, e avvisa gli utenti prima che la installino. Se l'app non supera il test non viene ammessa su Google Play.

"E' importante che ognuno di noi faccia la sua parte", conclude Google che in occasione del Safer Internet Day da' la possibilità di fare un controllo sicurezza del proprio account Google a questo sito.

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mercoledì 5 aprile 2017

La "spugna" di grafene

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Nella configurazione porosa e tridimensionale, il materiale guadagna in resistenza, rimanendo tra i più leggeri e meno densi conosciuti.

Dieci volte più resistente dell'acciaio, ma incredibilmente leggero: un gruppo di scienziati del MIT ha creato un nuovo materiale con queste proprietà, disponendo in una configurazione "a maglia", perciò tridimensionale, fiocchi di grafene.
Il grafene è il materiale più sottile al mondo, costituito da un solo, singolo strato regolare e stabile di atomi di carbonio: è convenzionalmente considerato bidimensionale
Il risultato è una sorta di spugna resistente alle sollecitazioni, ma con una densità pari al 5% di quella dell'acciaio.

A4. I ricercatori paragonano la trasformazione a quella di un foglio di carta che "al naturale" è sottile e fragile, ma piegato in un certo modo - per esempio, a forma di tubo - regge pesi notevoli. I fiocchi di grafene sono stati assemblati sfruttando calore e pressione, in una struttura che ricorda quella di alcuni coralli. Poiché queste forme hanno una superficie considerevole rispetto al loro volume, risultano anche estremamente resistenti.

LE APPLICAZIONI. Simili configurazioni geometriche potrebbero essere sfruttate per rendere più "solide" alcune soluzioni ingegneristiche, come ponti e altre strutture che debbano resistere alle sollecitazioni; ma anche, data la natura porosa del materiale, per sviluppare sistemi di filtraggio resistenti all'usura.

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domenica 26 marzo 2017

Occhiali intelligenti

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L'incubo di ipermetropi e miopi sta per finire: arrivano gli occhiali super adattivi che misurano la distanza dall'oggetto e lo mettono a fuoco a prescindere, vicino o lontano che sia.
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Un po'... pesanti, ma molto "smart".|DAN HIXSON/UNIVERSITY OF UTAH COLLEGE OF ENGINEERING
  
Addio lenti bifocali o continui cambi di occhiali. Due ingegneri dell'Università dello Utah hanno messo a punto un paio di occhiali "intelligenti", con lenti a base liquida, capaci di mettere a fuoco in autonomia qualunque oggetto vicino o lontano. In pratica, la garanzia di vederci bene sempre, a prescindere dal proprio difetto visivo.
 
SITUAZIONE SCOMODA. L'occhio umano è già naturalmente dotato di una lente - il cristallino - capace di modificare la propria forma per adattarsi all'oggetto da mettere a fuoco. Ma con l'età parte di questa abilità può andare persa: ecco perché molte persone hanno bisogno di un paio di occhiali per leggere da vicino (ipermetropia) oltre alle lenti canoniche per vedere bene da lontano (miopia).
Come vedono gli anziani: alcune simulazioni
IN CONTINUA TRASFORMAZIONE. Carlos Mastrangelo e Nazmun Hasan hanno messo a punto lenti semiliquide a base di glicerina, racchiuse tra due membrane gommose: la membrana posteriore è a sua volta collegata a tre attuatori meccanici che la spostano avanti e indietro come fosse un pistone trasparente, modificando così la cruvatura della lente in base alla distanza dell'oggetto da mettere a fuoco.
 
L'ELETTRONICA NASCOSTA. La montatura - ancora un po' ingombrante - ospita una batteria per alimentare gli attuatori e un distanziometro, un dispositivo che rileva la distanza degli oggetti grazie a impulsi di luce infrarossa. Questo strumento calcola la lontananza degli oggetti da inquadrare e comunica agli attuatori come curvare le lenti per vederli al meglio. Le lenti possono cambiare curvatura ogni 14 millisecondi, e le batterie durano più di 24 ore.
 
ASPETTATE A SCALPITARE... La calibrazione delle lenti avviene attraverso una apposita app per cellulare, non appena il paziente ha la prescrizione dell'oculista. Per ora, dei super occhiali esiste però soltanto un prototipo, che è stato presentato al CES di Las Vegas. I due ingegneri hanno ideato una startup per commercializzarne un modello più leggero entro i prossimi tre anni.

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mercoledì 15 marzo 2017

L’aereo senza pilota di Airbus

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Airbus potrebbe testare già nei prossimi mesi i primi aereo-taxi senza pilota. Ma voi, ci salireste davvero?
 
Se l’idea di viaggiare su un’auto senza guidatore vi affascina, sareste disposti a spingervi oltre e decollare su un aereo… senza pilota? L’idea è venuta ad Airbus, che qualche giorno fa, tramite l’ Amministratore Delegato Tom Enders, ha dichiarato all’agenzia Reuters di essere pronta a collaudare entro fine anno il primo prototipo di aereo-taxi completamente autonomo.
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DRONE-TAXI. L’idea di Airbus è quella di rivoluzionare il trasporto urbano grazie a una flotta di piccoli apparecchi a decollo verticale in grado di ospitare un solo passeggero. Una via di mezzo insomma tra grossi droni e piccoli elicotteri.

Il progetto, nome in codice Vahana, sembra decisamente avveniristico, ma l’azienda lo sta prendendo molto seriamente: lunedì scorso lo stesso Enders ne ha parlato a lungo nel suo intervento alla DLD Tech Conference di Monaco.

Obiettivo di Airbus è quello di avviare la produzione di questi aereo-taxi entro il 2021, tra soli 4 anni.

Vahana pronto al decollo. Aspetta solo il passeggero. Il pilota... non c'è. | AIRBUS
Il futuro dei trasporti è senza autista. C'è da fidarsi?
         
VOLA ECO. Dal punto di vista tecnico il velivolo allo studio di Airbus sarà alimentato da quattro rotori, probabilmente elettrici, che potranno cambiare la propria posizione così da permettere decollo e atterraggio in verticale. Caratteristica indispensabile per l’impiego in ambiente urbano.

L’ obiettivo di Airbus è decisamente ambizioso e per poter essere raggiunto dovrà risolvere non solo problemi tecnici ma anche burocratici e legali. Chi gestirà l’infrastruttura necessaria al funzionamento di questi apparecchi sopra le nostre città? Come verrà regolamentato il servizio? Chi li assicurerà?

Ma soprattutto: riuscirà l’azienda a convincere i passeggeri a salire a bordo degli aereo-taxi? Ne sapremo certamente di più nei prossimi mesi.

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giovedì 2 marzo 2017

Bufale online e matematica ?

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Un team di ricercatori di Lucca ha messo a punto un modello matematico che descrive la diffusione online delle notizie false (o fake news).
 
Sulle fake news, le bufale che circolano sulla Rete, si è detto ormai di tutto. Quello che sembra chiaro è che per riuscire a contrastarle occorre conoscerle: non solo chi le pubblica online e perché, ma soprattutto come si diffondono.

Fino a oggi i sociologi e gli esperti di comunicazione hanno descritto la viralità – il termine non è casuale - di queste false informazioni adattando i modelli matematici utilizzati in medicina per modellizzare la diffusione delle malattie. Si tratta però di una semplificazione del fenomeno che non permette di comprenderne a pieno le meccaniche.

Per questo motivo un team di ricercatori del Laboratorio di Computational Social Science dell’Istituto IMT di Lucca ha deciso di andare a fondo della questione e mettere a punto un modello matematico dedicato alla circolazione delle informazioni online, sia quelle vere sia le bufale.

CORRENTI DI PENSIERO. Ciò che emerge dal loro lavoro è che la diffusione online delle notizie è estremamente prevedibile e sfrutta l’estrema polarizzazione di pensiero di quelle che sono vere e proprie tribù di utenti: gruppi in cui tutti la pensano allo stesso modo e nessuno è disposto ad ascoltare le ragioni degli altri.

La formazione di queste comunità è alimentata dall’estrema facilità con cui chiunque può pubblicare sulla Rete ogni tipo di informazione, indipendentemente dalla sua fondatezza.

Storie che sembrano bufale ma non lo sono
             
I ricercatori si sono concentrati sul concetto di “distanza” cioè sulla potenziale differenza tra persone a causa delle loro idee: questa porta alla formazione di eco-chambers, gruppi di interesse che nascono attorno ad idee comuni, non importa se sbagliate, e continuano a rafforzare le proprie convinzioni.

In questi gruppi le notizie circolano molto velocemente da una persona all’altra e dato che una persona può appartenere a più gruppi, ecco che il contagio si propaga sempre più rapidamente.
Le foto virali più fasulle del 2016
             
MODELLO COMPLESSO. Ciò che hanno fatto Antonio Scala e i suoi colleghi è stato quello di inserire in questo modello il maggior numero possibile di parametri così da tentare di descrivere nel dettaglio il comportamento online delle persone, come si passano le informazioni e quali sono le conseguenze.

Obiettivo dei ricercatori è quello di mettere a punto un modello standard che permetta di descrivere in termini matematici ciò che accade in realtà.

Lo studio è stato pubblicato su Scientific Report.

Fonte: QUI