venerdì 5 gennaio 2018
L'auto supersonica accende i motori
La Bloodhound Supersonic Car ha completato con successo i primi test di accelerazione (da ferma) che la porteranno a toccare i 1600 km all'ora, il record di velocità sulla terraferma.
bloodhoundcar
La Bloodhound SSC, l'auto-razzo che un giorno potrebbe sfrecciare oltre il muro del suono, polverizzando ogni precedente record di velocità su strada, ha completato un importante traguardo ingegneristico: il test del motore a reazione Eurofighter Typhoon-Rolls-Royce, preso "in prestito" dall'omonimo caccia militare, che un giorno dovrebbe spingerla a 1600 km orari di velocità.
La prova è avvenuta il 29 settembre su una pista dell'aeroporto di Newquay, in Cornovaglia. A premere il pedale è stato il pilota della Raf Andy Green, già detentore del precedente record di velocità su pista, 1.228 km orari, conquistato nel 1997 a bordo dell'auto supersonica Thrust SSC, nel Black Rock Desert del Nevada.
La Formula Uno del futuro
PROVE GENERALI. Anche se l'auto è rimasta ferma (mentre faceva vibrare tutto), il test era cruciale per verificare l'integrazione del motore a turbo ventola militare, del peso di 1.000 kg, in un'auto-missile. Il prossimo passo importante cadrà il 26 ottobre, quando nello stesso aeroporto la Bloodhound "camminerà" ad appena 320 km orari per il test su pista.
L'ATTESA CORSA. Il tentativo di battere il record avverrà invece sul lago salato di Hakskeen Pan, in Sudafrica, dove da tempo si lavora per ottenere una pista liscia e piatta lunga 16 km. Era fissato per il 2018, ma slitterà all'anno successivo. Nelle previsioni, il bolide di fabbricazione inglese impiegherà 55 secondi per raggiungere i 1.600 km orari e ben 65 per rallentare, utilizzando freni a disco e paracadute.
TRE MOTORI. Oltre al motore testato, a spingere la Bloodhound ci saranno anche un razzo a propellenti ibridi e un terzo motore a benzina (per l'alimentazione elettrica, le pompe e altri dispositivi dei primi due). Il progetto dell'auto supersonica, presentato nel 2008, è coordinato da un team di ingegneri dell'Università di Oxford.
Fonte: QUI
venerdì 15 dicembre 2017
Google Clips, la videocamera che decide (da sola) quando scattare
I momenti speciali. Che non sono feste di compleanno o gite in campagna. Ma quei piccoli momenti quotidiani, quando si gioca insieme sul tappeto o il cane corre spensierato nel giardino di casa. Momenti speciali che vivono solo nella nostra memoria: se tutti sono impegnati nell’azione, chi si prende la briga di riprenderla? E se ci fosse un fotografo personale che cattura, mentre osserva discreto, scene di vita quotidiana e decide quali meritano di essere salvate, oltre che nei ricordi, anche sullo smartphone?
Cos’è Clips
Clips è la nuova telecamera che ha presentato Google il 4 ottobre. Clips come la «clip» sul retro del dispositivo, che ci permette di appenderla ovunque. Clips come i brevissimi filmati che registra. In completa autonomia. Sì, perché chi comanda l’apertura dell’obiettivo è Moment IQ, un algoritmo. Che «impara», grazie al machine learning, a riconoscere i membri della nostra famiglia, i nostri amici e i nostri animali domestici. Li segue e, al momento che giudica più opportuno, scatta. Non una foto ma una «Motion Photo», un breve filmato della durata di qualche secondo (ma niente audio, non c’è il microfono). Riconosce le espressioni facciali, la giusta luce e l’inquadratura perfetta. Così assicura Mountain View che nella mini telecamera ha riposto il meglio della sua intelligenza artificiale. Piccolissima, leggera (ma non molto economica, costa 249 dollari), Clips si può comandare anche manualmente. E ogni volta che premiamo Play — tramite app sullo smartphone — lei impara qualcosa in più su chi e cosa vogliamo immortalare.
I dubbi di Elon Musk
Un perfetto (e silenzioso) assistente domestico che potrebbe rivoluzionare gli album di famiglia. È la funzione a cui Google ha pensato per il suo dispositivo, indirizzandolo principalmente ai genitori che vogliono raccogliere i momenti più belli dell’infanzia dei figli. C’è chi però non lo vede come un oggetto così «innocente». Elon Musk, visionario imprenditore che ha fondato società come Tesla e SpaceX, ne ha colto un’altra sfumatura. Lui, che dell’intelligenza artificiale ha già elencato i numerosi rischi, ha puntualizzato anche su quest’ultima novità. E in effetti se pensiamo che la telecamera tascabile potrebbe essere appesa non solo in casa nostra, ma anche in luoghi pubblici, vicino alla porta d’ingresso di un’altra abitazione o addirittura sulla tasca dei nostri jeans, i possibili utilizzi aumentano. E non tutti hanno una connotazione positiva.
Il nodo della privacy
La società ha sottolineato l’attenzione alla privacy, assicurando che niente di ciò che Clips registra finirà nei suoi server, ma solo (se diamo il comando) sul nostro smartphone (via wifi) o nel Cloud, dove abbiamo diritto a spazio illimitato per salvare le sue «Motion Photo». C’è però da considerare l’ipotesi che si possa sfruttare Clips per appropriarci di scene di vita quotidiana che non ci appartengono. Basta farle «imparare» che un certo soggetto ci sta a cuore, lei fa tutto il resto. E non deve per forza sapere che un obiettivo lo sta riprendendo. Solo una piccola luce Led indica che la videocamera è accesa. Ma le sue dimensioni permettono di scomparire alla vista facilmente.
Trasmette in streaming la nostra vita (come in The Circle)
Quello che al momento rimane solo un ipotetico scenario è ben descritto nel libro The Circle di Dave Eggers. Dove la privacy soccombe davanti alla necessità di completa (e distorta) trasparenza e una telecamera, SeeChange, che ha «la forma e le dimensioni di un lecca lecca» trasmette in streaming tutto ciò che vediamo. Niente è più privato, non scegliamo noi cosa riprendere ma sono gli altri a decidere cosa osservare della nostra vita. Una «socializzazione» totale, un mondo a metà tra la distopia e la fantascienza che sembra aver ispirato il lancio di un altro dispositivo. FrontRow è un ciondolo creato dalla società Ubiquity Lab che, appesa al collo, permette di registrare video o mandarli in streaming sui social senza muovere un dito. Una telecamera «indossabile» che viene sponsorizzata con il motto «condividi il tuo mondo in tempo reale». Anche se quel mondo non è soltanto «tuo» ma di tutti coloro che entrano nell’inquadratura. E se con FrontRow è ancora l’uomo ad avere il comando, con Clips non c’è tasto da premere. Basta appendere il dispositivo e salire sul «palco» insieme agli altri «attori». Consapevoli o no.
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mercoledì 22 novembre 2017
Smart glasses: dispositivi del futuro
Berlin 2.0 - The Future of Optics
Era il 1846 quando Carl Zeiss fondò nella cittadina di Jena (in Turingia) la propria fabbrica di apparecchi ottici di precisione. Quello stabilimento sorto in uno dei Land più piccoli della Germania sarebbe ben presto diventato un'azienda di fama mondiale. Il gruppo Zeiss è oggi leader internazionale nelle tecnologie ottiche e optoelettroniche (l'optoelettronica è quel ramo dell'elettronica che si occupa dei meccanismi per trasformare la luce in segnali elettrici e viceversa). La foto del 1969 che ritrae Edwin “Buzz” Aldrin in piedi sulla superficie lunare fu scattata dal compagno di missione Neil Armstrong con una macchina fotografica dotata di obiettivo Zeiss. E nel 1988 l'azienda tedesca vinse un Premio Oscar al merito tecnico-scientifico per la progettazione e lo sviluppo di una serie di lenti super-veloci per la fotografia cinematografica.
Dallo sviluppo di moduli fotografici per smartphone all'utilizzo della microscopia immersiva per mappare in 3D il cervello umano, la Carl Zeiss ha macinato una lunga serie di successi anche ai giorni nostri, spesso anticipando i propri competitor di parecchi anni. Merito soprattutto della sua attenzione al futuro. Ed è stato proprio per parlare di futuro, in questo caso di quello dell'ottica, che da lunedì 25 a giovedì 28 settembre la Global Community Vision Care Zeiss si è riunita a Berlino. L'evento Berlin 2.0 - The Future of Optics, che ha coinvolto migliaia di persone di decine di nazionalità diverse, si è svolto alla Funkhaus Berlin, un vecchio impianto industriale di 135mila metri quadrati lungo il fiume Sprea che dal 1956 al 1990 ha ospitato la sede della Rundfunk der DDR (la radio pubblica della Repubblica Democratica tedesca).
In un clima di festa - c'è stato spazio anche per momenti di gioco, spettacoli e persino per un giro sulle montagne russe con addosso dei visori per la realtà virtuale -, la Zeiss ha presentato le ultime novità della propria divisione Vision Care. Ma innanzitutto ha lasciato che Nick Sohnemann, esperto di analisi dei trend e delle innovazioni di mercato e ceo della società Future Candy di Amburgo, descrivesse alla platea quello che, secondo lui, sarà il mondo fra cinque anni.
L'era degli smart glasses
Big data, connessione 24 ore su 24, auto senza conducente, ologrammimi, documenti virtuali, alimenti stampati in 3D, robot. Questi, secondo Sohnemann, gli elementi della nostra vita quotidiana nel 2022. Ma i veri protagonisti saranno gli smart glasses, che però - afferma il trend analyst - non porteranno alla definitiva scomparsa degli smartphone. «Gli smart glasses verranno utilizzati soprattutto in ambito lavorativo», ha spiegato al Corriere Sohnemann. «L'uso dello smartphone verrà limitato sempre più al tempo libero».
Durante il Mobile World Congress 2017, che si è tenuto tra febbraio e marzo a Barcellona, la Deutsche Telekom e la Zeiss hanno annunciato una collaborazione proprio nel campo degli smart glasses, dispositivo per cui la seconda ha già sviluppato un prototipo di un sistema ottico ad hoc. «I dati sono proiettati nel campo visivo di chi indossa gli occhiali», si legge in un comunicato stampa della Zeiss seguito al Mobile World Congress 2017. «Informazioni, app, immagini etc. compaiono [in questo modo] di fronte ai propri occhi».
Le nuove lenti per occhiali EnergizeMe
Berlin 2.0 - The Future of Optics è stato anche l'occasione per presentare le lenti per occhiali EnergizeMe (ultima novità nell'ambito di lenti Zeiss dopo il lancio delle DriveSafe nel 2015). Si tratta delle prime create apposta per permettere a chi indossa le lenti a contatto (quattro milioni di italiani, riferisce la Zeiss) di riposare gli occhi dopo il loro uso, soprattutto in caso di intenso utilizzo di dispositivi digitali.
Le lenti EnergizeMe sono dotate della Tecnologia Digital Inside, che consente una buona visione sia degli stampati (la cui lettura avviene a una distanza di 40-45 cm) sia dei dispositivi digitali (in genere tenuti a una distanza di 30-35 cm). Sono inoltre caratterizzate dal trattamento antiriflesso DuraVision® BlueProtect, pensato per chi passa la maggior parte del tempo in interni esposto alla luce blu generata dagli schermi dei dispositivi a Led quali TV, computer o tablet. E proprio dei danni causati alla vista dalla luce blu - e dai raggi ultravioletti - si è parlato nella Expert Area allestita per l'evento.
Il centro ottico ideale
La vera star dell'evento è stata però VisuFit 1000, che verrà presentato ufficialmente a Opti 2018 (la fiera di Monaco dedicata all'occhialeria). VisuFit 1000, il cui prezzo di mercato sarà di 28mila euro, è uno strumento destinato ai negozi di ottica che permetterà ai potenziali clienti di provare virtualmente diversi tipi di occhiali. «Si tratta di una piattaforma attraverso cui l’ottico proiettato verso il futuro - connettendosi all’intero sistema di analisi presente nel centro ottico - può gestire al meglio la raccolta di tutti i dati anatomici e di montatura fondamentali per una perfetta integrazione occhio-lente», ha detto al Corriere l'ufficio stampa Zeiss.
E al futuro e alla tecnologia dovrebbero guardare anche i centri ottici. Almeno secondo l'azienda tedesca, che all'interno della Funkhaus Berlin ha messo in piedi un modello ideale di negozio - dove attraverso l'app VISUCONSULT l'ottico è in grado di gestire tutti i passaggi nel percorso d'acquisto del cliente, il quale a propria volta grazie ai visori per la realtà virtuale Zeiss può sperimentare la visione con diverse tipologie di lenti.
Le patologie visive in realtà virtuale
I visori per la realtà virtuale (l'azienda tedesca ha sviluppato i VR One e i VR One Plus) rivestono un ruolo importante anche per quanto riguarda il Vision Science Lab di Zeiss, un laboratorio di ricerca con base presso l’Università di Tubinga (in Germania). I suoi ricercatori hanno coinvolto i partecipanti a Berlin 2.0 - The Future of Optics in alcune attività ludiche in realtà virtuale mirate a mostrare quali sono gli effetti dei cambiamenti nella performance visiva dovuti a degenerazioni del cristallino (cataratta) o a danni retinici (degenerazione maculare) e quali gli impatti che questi disagi hanno sulla visione.
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mercoledì 8 novembre 2017
FrontRow, la telecamera del futuro
Un ciondolo che trasmette in diretta ciò che vediamo: il dispositivo creato da Ubiquity Lab ricorda il mondo distopico descritto nel romanzo di Dave Eggers. La vita di una ragazza sempre collegata ai suoi followers tramite videocamera
FrontRow, la telecamera che sembra uscita da The Circle
Se avete letto The Circle di Dave Eggers o visto l'omonimo film con Tom Hanks e Emma Watson l'idea potrebbe suonarvi familiare. Perché FrontRow, creato dalla società Ubiquity Lab, è molto simile a SeeChange, la telecamera descritta da Eggers con cui gli abitanti di un mondo distopico dove regna sovrana The Circle, una multinazionale a metà tra Google e Facebook, si possono connettere h24 con i propri followers, trasmettendo la propria vita in diretta. I creatori di FrontRow forse hanno preso spunto da qui per creare una sorta di ciondolo smart che in realtà è una videocamera sempre accesa.
In versione black e pink
Per i più attenti al look, per ora FrontRow è disponibile solo nera, ma tra poco sarà acquistabile anche in rosa (forse per attirare un pubblico femminile?). Tre elementi rimarranno sempre invariati: l'occhio della telecamera posizionato sulla parte superiore della placca; lo schermo touchscreen di 5cm di diametro e i due tasti posizionati ai lati. Uno per fotografare, l'altro per bloccare o sbloccare il dispositivo. FrontRow si può inserire come ciondolo in una catena da tenere al collo, oppure applicare come una spilla agli abiti. Costa 399 dollari e al momento è disponibile solo per il pubblico americano.
Come funziona FrontRow
La telecamera si connette tramite wifi o Bluetooh con lo smartphone, dove si possono salvare tutti i file video o foto. Ma lavora anche in modo indipendente, salvando al suo interno tutti i documenti. Con FrontRow si possono fare delle trasmissioni live, sempre connettendosi a una rete wifi. Ci sono poi altre due modalità: la storia, che registra in timelapse, e la macchina fotografica per scattare. Per condividere i contenuti sui vari social, infine, servirà ancora lo smartphone, perché FrontRow funziona con un sistema operativo di Android modificato, ma non ha le stesse funzionalità di un vero cellulare.
Non solo per filmare
La telecamera funziona anche come macchina fotografica, ma non dimentichiamo che c'è anche un sistema operativo. Sullo schermo touch di FrontRow si vedono le icone dei social con cui possiamo condividere le nostre immagini. E nello stesso tempo possiamo rivederle all'interno dei «momenti», un archivio per tutto quello che abbiamo filmato in precedenza. Chi ha già provato FrontRow avverte solo di un problema, quello della batteria: chi volesse davvero cimentarsi nella trasmissione no-stop della propria vita, dovrà ricordarsi di avere un caricatore sempre con sé, perché ogni due ore circa potrebbe averne bisogno.
Connessi h24
In The Circle, romanzo del 2013 di Dave Eggers — uscito in Italia un anno dopo pubblicato da Mondadori — la protagonista Mae Holland indossa una videocamera che per tutto il giorno, tranne quando è in bagno o dorme, manda live le immagini che lei «vede». Il libro è ambientato in un mondo distopico dove la multinazionale The Circle (dove Mae lavora) ha ideato il sistema TrueYou, dove tutti possono costruire la propria identità digitale tramite cui compiere qualsiasi tipo di azione. Dalla «socializzazione» — che diventa più che un’ossessione — ai pagamenti. SeeChange, la telecamera da portare sempre con sé e da indossare, è la nuova invenzione della società che porta all’estremizzazione l’idea di trasparenza che inseguono i tre saggi che la dirigono. FrontRow sembra proprio la trasposizione nella realtà di questa webcam indossabile. The Circle è diventato anche un film, uscito nell’aprile del 2017, i cui protagonisti sono Emma Watson e Tom Hanks.
La fine della privacy?
Trasmettendo sempre la propria vita online, si rischia di perdere ogni tipologia di privacy. Potrebbe succedere con FrontRow ed è lo stesso pericolo di cui si parla in The Circle, dato che Mae diventa la prima persona completamente trasparente (senza privacy) del mondo. Come dice uno degli slogan nel romanzo: «Se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?»
Ne abbiamo veramente bisogno?
L'interrogativo che nasce da un'idea come FrontRow è molto semplice: quale necessità c'è di avere un'app che trasmetta quello che vediamo tutti i giorni? Chi sarebbe disposto a rimanere incollato davanti a uno schermo vedendo treni sovraffollati, uffici silenziosi o case più o meno frequentate? Una risposta potremmo averla già dai primi dati di vendita del prodotto.
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lunedì 23 ottobre 2017
Giochi Xbox compatibili con Xbox One entro il 2017
Un annuncio roboante all'E3, poi il silenzio: Phil Spencer torna a parlare di retrocompatibilità tra Xbox One e i classici della prima Xbox
All’E3 2017 è arrivata una gradita sorpresa per tutti i possessori di Xbox One: la retrocompatibilità con i giochi della prima Xbox. Era giugno, ad oggi le promesse non sono state ancora mantenute. GameSpot ha parlato con Phil Spencer della divisione gaming di Microsoft al Brazil Game Show, riuscendo a strappare novità sulla questione retrocompatibilità.
“Siamo vicini, davvero vicini. Ho una piccola dashboard dove posso vedere tutti i giochi e quando questi saranno approvati. Conosco i giochi della Xbox originale che arriveranno in futuro, ma non li abbiamo ancora annunciati tutti. Dobbiamo fare tutto questo insieme ai nostri partner, stiamo facendo progressi in questo senso. Sono molto contento e i giochi sono fantastici”, ha detto Spencer ai microfoni.
L’uscita di questa nuova funzionalità secondo Spencer arriverà entro la fine del 2017. Recentemente su Xbox One è stata introdotta la retrocompatibilità per altri giochi usciti su Xbox 360, cioè Halo 3, Halo 3: ODST e Halo 4 e Halo: Anniversary. Ma Spencer ha parlato anche della retrocompatibilità di Xbox One X: “Abbiamo alcune novità di cui parleremo riguardo il funzionamento della retrocompatibilità su Xbox One X, gli utenti le troveranno molto interessanti”.
Per ora sono stati annunciati solo pochissimi giochi retrocompatibili come Crimson Skies e Fuzion Frenzy, ma Spencer assicura che “ci sono diversi giochi arrivo”. Ci sarà di sicuro una libreria di giochi disponibili, ma chiaramente non sarà estesa come quella Xbox one-Xbox 360, che attualmente conta più di 400 titoli in catalogo.
"Ho visto molte discussioni della scarsa popolarità della retrocompatibilità, questo non è vero. Molti dati in merito sono in possesso delle terze parti quindi non posso dire quanti utenti stanno giocando a uno specifico titolo. Il miglior esempio è stato Call of Duty Black Ops II, quando abbiamo reso disponibile la retrocompatibilità è tornato nella top 10 delle vendite per un gioco vecchio di anni uscito su Xbox 360", ha concluso Spencer.
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La privacy nell’era dei Big Data
Il 25 maggio 2018 rappresenterà un passaggio importante per la privacy dei cittadini europei: nei 28 paesi dell’Ue diventerà pienamente operativo il Regolamento Generale sulla Protezione dei dati (Gdpr). Un regolamento che entrerà nel sistema giuridico di tutti gli Stati membri e che avrà il compito di armonizzarne le normative, prima esistenti soltanto a livello nazionale. «È previsto un approccio più rigoroso per l’applicazione dei presupposti del consenso informato che rimane comunque un pilastro fondamentale nel trattamento dei dati - spiega il Garante europeo della privacy Giovanni Buttarelli - Ma si aggiungono anche nuovi diritti come quello della portabilità dei dati, ossia la possibilità per l’utente di cambiare un provider senza riprendere da capo l’attività di custodia delle informazioni».
Cosa cambia per le aziende
Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la privacy
Altro concetto centrale sarà quello dell’accountability: chi gestisce dati a livello pubblico o privato non potrà semplicemente aderire alle norme, ma dovrà anche garantire misure per affrontare rischi derivanti dal trattamento di informazioni sensibili e dimostrare un comportamento responsabile sotto questo punto di vista. Il regolamento si applicherà a chiunque nel mondo offrirà beni e servizi o profilerà cittadini europei e garantirà quindi una posizione comune dell’Ue sulle cosiddette cross border activities, realizzate dai colossi che gestiscono dati a livello internazionale. Aziende che però stanno intensificando l’attività di lobbying sul Parlamento europeo. «Ci sono pressioni per utilizzare l’altro regolamento, quello sulla privacy online, come ultima spiaggia per cercare di ammorbidire alcune parti del regolamento generale - continua il Garante - Siamo però fiduciosi del fatto che il Parlamento europeo non riapra le discussioni su alcuni punti chiave come il consenso o la profilazione degli individui».
Il capitolo «hate speech»
Altro aspetto su cui il Garante europeo della privacy si è impegnato è il contrasto all’hate speech, problematica su cui le iniziative prese finora dai grandi della tecnologia non hanno portato i frutti sperati. Un tema che rimane sempre di attualità visto che è entrata in vigore una legge in Germania. Un modello basato sul sistema notice and take down che prevede l’intervento mirato, successivo a una segnalazione. «La Commissione sta portando avanti il principio di un approccio unico a livello europeo visto che non ci si può limitare solamente alla dimensione nazionale - sottolinea Buttarelli - Il punto fondamentale è trovare il bilanciamento tra libertà di cronaca o di critica e la nocività di alcuni contenuti. Dobbiamo anche chiederci quand’è che un provider si può trasformare nel guardiano dell’informazione».
Privacy al tempo dei Big Data
Un ulteriore argomento di cui si sta ampiamente discutendo è la disponibilità di una quantità inimmaginabile di informazioni nell’epoca dei Big Data, in un periodo storico in cui il controllo dei dati equivale a detenere il potere. «Oggi l’interesse principale della maggior parte dei colossi del mondo della tecnologia è l’accumulo di qualsiasi genere di dato per poterlo utilizzare in futuro, anche per scopi oggi a noi sconosciuti - prosegue il Garante - Bisognerà capire se il regolamento europeo basterà ad affrontare tutti questi grandi temi, visto che dovrebbe valere almeno per i prossimi 15-20 anni».
Un approccio etico
Ma un approccio soltanto legislativo non può essere sufficiente: è necessario invece interrogarsi anche sugli aspetti etici e suoi valori, in un ragionamento che vada oltre alla sola difesa della riservatezza dell’individuo. E proprio la sfera della digital ethics sarà al centro della Conferenza mondiale sulla privacy, che sarà ospitata proprio dall’autorità presieduta da Buttarelli il prossimo anno a Bruxelles. «Dobbiamo occuparci anche di cosa sia moralmente sostenibile e non soltanto tecnicamente fattibile, tenendo presente che lo sviluppo dei Big Data va messo al servizio dell’uomo e non viceversa - conclude Buttarelli - Nel momento in cui affidiamo al nostro smartphone tutte queste nostre informazioni personali, dobbiamo anche curarci della dignità e del rispetto dell’utente».
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domenica 15 ottobre 2017
Volocopter, il taxi volante autonomo
Prove tecniche di futuro a Dubai: lunedì scorso, 25 settembre, la metropoli degli Emirati Arabi ha fatto da sfondo al primo test pubblico (ma senza passeggeri) del taxi-drone Volocopter, un velivolo autonomo a 18 rotori destinato al trasporto pubblico.
Il prototipo che ha volato su Dubai è elettrico, ha un'autonomia di 30 minuti e raggiunge una velocità massima di 100 km/h con due persone a bordo.
Le dimensioni sono contenute: 2 metri di altezza per 7 di diametro, ciò che consente all'elitaxi di atterrare e decollare senza problemi dalle piattaforme sui grattacieli e in spazi ristretti.
SICURI CHE SIA SICURO? Le dotazioni di sicurezza includono un sistema composto da 9 batterie indipendenti, per evitare al mezzo improvvise e inopportune cadute dell'alimentazione, e, soprattutto... due paracadute!
L'autorità per i trasporti di Dubai ha spiegato che si potrà prenotare il drone con una app, che permetterà anche di impostare la destinazione e, naturalmente, di pagare la corsa. Sarà insomma una specie di Uber dei cieli, con l'obiettivo di integrare il drone-taxi nel servizio di trasporto pubblico della città entro 5 anni.
EVITARE L'INGORGO. Secondo Noel Sharkey, esperto di computer science all'Università di Sheffield (UK), la sfida più grande che i progettisti dovranno affrontare sarà quella del traffico: i Volocopter dovranno infatti essere capaci di correggere continuamente la rotta per evitare palazzi, uccelli e tutti gli altri droni che presto affolleranno i cieli.
Volocopter è stato progettato e realizzato dall'omonima società tedesca, una giovane start-up entrata di recente nell'orbita della Daimler (proprietaria del marchio Mercedes), da poco uscita dalla partecipazione di maggioranza in MV Agusta.
IL PROGETTO DI AIRBUS. Volocopter non è l’unica società che sta lavorando sui droni-taxi: ad esempio, Airbus ha in programma di presentare Pop.Up, il proprio taxi volante autopilotato, nel 2020, vedi video qui sotto.
Anche Kitty Hawk, una società sostenuta dal co-fondatore di Google Larry Page, sta lavorando a un progetto simile: una moto volante per spostamenti urbani.
FONTE: QUI
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